Il ministero degli Esteri saudita ha dichiarato il 7 febbraio 2024 che non vi sarebbero state relazioni diplomatiche con Israele a meno che non fosse riconosciuto uno Stato arabo indipendente sui confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale, e non fossero cessati i combattimenti a Gaza. Nel febbraio 2025 ha ribadito che la normalizzazione non sarebbe avvenuta senza uno Stato indipendente. L’Arabia Saudita ha presentato queste condizioni come prerequisiti per le relazioni diplomatiche.
Quanto dichiarato da Riad
La dichiarazione del febbraio 2024 specificava il riconoscimento di uno Stato sui confini del 1967 con Gerusalemme Est come capitale, la cessazione delle operazioni militari israeliane a Gaza e il ritiro delle forze israeliane da Gaza. Nel maggio 2024 il Dipartimento di Stato statunitense ha descritto le richieste saudite come la calma a Gaza e un percorso verso uno Stato indipendente. La distinzione è importante: un “percorso” non implica necessariamente la creazione immediata di uno Stato, mentre la dichiarazione pubblica saudita ne chiedeva il riconoscimento.
La politica saudita si richiama anche all’Iniziativa di pace araba del 2002, che offriva la normalizzazione regionale dopo il ritiro dai territori conquistati nel 1967, una soluzione concordata per i rifugiati e uno Stato arabo con Gerusalemme Est come capitale. Per la formulazione attuale, consulta la dichiarazione datata del ministero degli Esteri saudita e la sua riaffermazione del febbraio 2025.
La posizione dichiarata da Israele
Il 19 febbraio 2024, il gabinetto israeliano ha adottato all’unanimità una dichiarazione che respingeva diktat internazionali su un accordo definitivo e il riconoscimento unilaterale di uno Stato arabo, affermando che un’intesa sarebbe derivata soltanto da negoziati diretti e senza precondizioni. Il giorno successivo, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha presentato quel testo alla Knesset. Netanyahu ha illustrato la posizione della dichiarazione: Israele si opponeva al riconoscimento unilaterale e chiedeva negoziati diretti.
Nel luglio 2024, la Knesset ha votato 68–9 a favore di una dichiarazione separata che si opponeva alla creazione di uno Stato arabo a ovest del fiume Giordano. Era una formulazione più ampia rispetto alla dichiarazione di febbraio, che si opponeva al riconoscimento unilaterale. La motivazione israeliana in materia di sicurezza ruota intorno alla minaccia di un’entità armata vicina ai centri abitati e alla necessità di garanzie di sicurezza applicabili. La richiesta saudita di statualità è esplicita e lascia ai negoziatori il compito di colmare la divergenza di fondo.
Perché i termini sono politicamente difficili
I governi israeliani hanno bisogno del sostegno parlamentare per governare, e i partner di coalizione si sono opposti pubblicamente a concessioni territoriali e alla statualità. L’uscita di un partito dalla coalizione può minacciarne la maggioranza, ma non scioglie di per sé la Knesset né porta automaticamente a elezioni. Gli equilibri della coalizione rendono politicamente difficili le concessioni: i partiti contrari alla statualità possono minacciare la maggioranza parlamentare del governo.
Gli Stati Uniti hanno dichiarato che le richieste saudite sulla statualità facevano parte del pacchetto collegato alla normalizzazione. Consulta il briefing del 2 maggio 2024 e il resoconto del voto della Knesset del luglio 2024. Per il pacchetto complessivo e i suoi elementi statunitensi, consulta la panoramica della categoria.