Le operazioni militari israeliane sono soggette alle norme del DIU che impongono distinzione, proporzionalità e precauzioni fattibili. Il criterio giuridico per un attacco confronta il danno civile incidentale previsto con il vantaggio militare concreto e diretto atteso. Il diritto non prevede uno speciale criterio israeliano a due livelli che fonda questa regola con le distinte norme della Carta delle Nazioni Unite sull'uso della forza da parte di uno Stato.
Che cosa richiedono le regole sugli attacchi
L'articolo 57 del Protocollo aggiuntivo I descrive le precauzioni per chi pianifica o decide gli attacchi: verificare l'obiettivo, scegliere mezzi e metodi fattibili per ridurre i danni incidentali e annullare o sospendere un attacco se si prevede che possa causare un danno eccessivo. Il CICR annovera proporzionalità e precauzioni tra le norme consuetudinarie.
I consulenti giuridici militari consigliano i comandanti sul diritto applicabile. Chi prende le decisioni deve rispettare le norme pertinenti sulla base delle informazioni e delle opzioni fattibili disponibili in quel momento.
La Corte Suprema israeliana stabilisce limiti giuridici
Nella causa Public Committee Against Torture in Israel v. Government of Israel (HCJ 769/02), decisa il 14 dicembre 2006, la Corte Suprema israeliana ha esaminato la legittimità delle uccisioni mirate. Ha respinto una decisione preventiva generale secondo cui ogni attacco di questo tipo sarebbe legittimo o illegittimo e ha stabilito che ogni operazione deve essere valutata secondo le norme applicabili. La sentenza ha discusso distinzione, precauzioni, proporzionalità e circostanze di ciascun caso.
Nella sentenza del 2005 nella causa Adalah v. GOC Central Command (HCJ 3799/02), la Corte ha respinto la procedura dell'IDF detta «avvertimento preventivo», che coinvolgeva residenti arabi nelle operazioni militari. Il resoconto della prassi nazionale del CICR riporta l'affermazione della Corte secondo cui un esercito non può usare i residenti locali come scudi umani. Questa sentenza conferma che le procedure di sicurezza restano soggette a limiti giuridici.
Le questioni giuridiche distinte restano separate
La proporzionalità in un singolo attacco è una questione di jus in bello. La possibilità per uno Stato di ricorrere alla forza per legittima difesa ai sensi dell'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite è una distinta questione di jus ad bellum, che riguarda necessità e proporzionalità nell'uso della forza. Nessuno dei due criteri autorizza attacchi contro civili o giustifica la mancata osservanza dell'altro insieme di norme. Per le procedure d'indagine, consulta come l'IDF indaga sulle presunte condotte illecite.