Le immagini di uno scontro vicino ad Abu Falah sono diventate centrali nelle versioni contrastanti su come sia rimasta ferita Heidi Levine, fotografa del Washington Post. La Situation Room di Giudea e Samaria ha affermato che il video mostra Levine cadere durante lo scontro e poi essere aiutata a rialzarsi da adolescenti israeliani. Anche Times of Israel ha riferito che altre immagini sembrano mostrare Levine cadere ed essere subito aiutata a rialzarsi dalla stessa persona non identificata.
Nel post, la Situation Room ha detto che centinaia di persone, tra cui attivisti e media internazionali, erano arrivate nella zona dichiarando di voler partecipare alla raccolta delle olive. Secondo l’accusa, alcuni si sono avvicinati a una comunità israeliana su una collina, hanno lanciato pietre e sparato fuochi d’artificio verso gli israeliani, che hanno risposto lanciando pietre. Questi dettagli provengono dalla versione della Situation Room; l’estratto fornito a conferma riguarda le immagini di Levine e non verifica in modo indipendente l’intera sequenza.
Cosa mostra il video
Secondo la Situation Room, la registrazione mostra Levine entrare nello scontro e cadere dopo un contatto con un israeliano. Sullo sfondo si sente un’attivista straniera sostenere che un israeliano la stia prendendo a calci e la stia «uccidendo», benché la telecamera sia puntata altrove. Quando l’inquadratura torna su di lei, l’attivista continua a gridare, mentre alcuni adolescenti sembrano aiutare Levine ad alzarsi.
«altre immagini sembrano mostrare Levine cadere ed essere subito aiutata a rialzarsi dalla stessa persona non identificata.» Times of Israel
La Situation Room ha contestato anche un’affermazione sui social secondo cui Levine sarebbe stata presa a calci ripetutamente e avrebbe riportato fratture alle gambe. Ha richiamato immagini ospedaliere in cui si vede un dito fasciato, osservando però che il video non conferma visivamente fratture alle gambe. L’assenza di una conferma visibile in quelle immagini non stabilisce la reale entità delle sue ferite. I resoconti forniti non includono una dichiarazione medica di Levine o dei suoi rappresentanti.
Accuse e prove
L’episodio mostra perché le affermazioni sulla violenza contro le comunità israeliane e le accuse definite «violenza dei coloni» richiedano l’esame dell’intera sequenza, non di una singola didascalia o di una clip fuori contesto. Qui le immagini citate sostengono l’osservazione più circoscritta che Levine è caduta ed è stata aiutata a rialzarsi; da sole non chiariscono ogni aspetto dello scontro né determinano chi abbia iniziato ciascuna azione.
Il post della Situation Room e l’estratto di Times of Israel offrono livelli di dettaglio diversi. Quest’ultimo sostiene la descrizione di Levine aiutata a rialzarsi, mentre le accuse più ampie sulla folla, le pietre, i fuochi d’artificio e l’esatta natura delle ferite restano attribuite alla Situation Room. Nel materiale citato non è descritta alcuna risposta dell’IDF.
Le prove disponibili richiedono quindi precisione: le immagini descritte da entrambe le fonti sembrano mostrare Levine cadere ed essere aiutata a rialzarsi, mentre diverse affermazioni più ampie restano contestate o non verificate nel materiale citato.