Assetto del regime e militare: minacce alle infrastrutture regionali ed espansione dei droni
Il 22 ottobre Teheran ha intensificato il suo atteggiamento belligerante contro gli interessi occidentali e i paesi vicini della regione, lanciando minacce esplicite contro infrastrutture commerciali e digitali vitali. Il generale di divisione Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale del regime, ha avvertito che le risorse americane e alleate in tutto il Medio Oriente diventeranno bersagli diretti in caso di ripresa di ostilità su più ampia scala. Rezaei ha fatto riferimento nello specifico a cavi di comunicazione sottomarini, strutture di intelligenza artificiale e data center regionali nei paesi del Golfo, affermando che Teheran mantiene una dottrina di attacco in espansione volta a colpire reti logistiche e tecnologiche critiche.
Contemporaneamente, il regime ha mostrato un'accelerazione nell'espansione delle proprie capacità aeree senza pilota. La televisione controllata dallo Stato ha trasmesso filmati provenienti dagli impianti di produzione che fabbricano munizioni circuitanti Arash potenziate. Il generale di divisione Amir Hatami, capo dell'esercito, ha proclamato che le forze armate hanno aumentato notevolmente le linee di produzione di droni e accumulato ingenti scorte. Secondo gli annunci statali, i droni d'attacco modernizzati Arash presentano una capacità delle testate raddoppiata da 50 a 100 chilogrammi, sistemi di puntamento avanzati che integrano l'intelligenza artificiale per sfidare le difese aeree regionali e una nuova variante a turbogetto progettata per attacchi ad alta velocità.
Retorica nucleare e richieste parlamentari di deterrenza
Inasprendo il confronto con la comunità internazionale, esponenti dell'apparato politico del regime hanno rinnovato pubblicamente gli appelli all'armamento nucleare. A Teheran, Mohammad-Saleh Jokar, presidente della commissione parlamentare per gli affari interni, ha chiesto pubblicamente alle autorità al potere di autorizzare la fabbricazione e il dispiegamento di testate nucleari a scopo di deterrenza. Jokar ha sostenuto che le armi deterrenti, comprese le capacità nucleari, sono necessarie per contrastare una potenziale azione militare americana, e ha formalmente esortato il regime a sospendere i propri obblighi ai sensi del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP).
Gli appelli all'escalation nucleare sono seguiti alle direttive del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che ordinavano alle Forze di Difesa Israeliane e ai servizi di intelligence di concentrarsi sullo smantellamento della teocrazia al potere. A Washington, il presidente Donald Trump ha ribadito che le opzioni militari rimangono attive per eliminare la minaccia di un regime dotato di armi nucleari a Teheran, affermando che la pianificazione strategica prosegue per potenziali operazioni congiunte mirate a bunker di comando, depositi missilistici e impianti di arricchimento dell'uranio.
Confronto marittimo e blocco nel Golfo Persico
Le ostilità lungo le rotte vitali di transito energetico si sono intensificate bruscamente quando il regime ha rivendicato la responsabilità di attacchi marittimi. Le autorità navali di Teheran hanno annunciato che sette imbarcazioni, tra cui petroliere di greggio, sono state colpite e incendiate nel Golfo Persico settentrionale e nello Stretto di Hormuz. Il regime ha affermato che le sue unità navali hanno intercettato quattro navi per aver percorso rotte non autorizzate, sostenendo inoltre che altre tre petroliere sono state immobilizzate dopo aver colpito mine navali a ovest dello stretto. L'agenzia United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) ha verificato che una petroliera commerciale è stata colpita da un proiettile non identificato a circa 11 miglia nautiche al largo di Bukha, in Oman, innescando a bordo un incendio che è stato successivamente domato dall'equipaggio.
Questi scontri si sono verificati sotto la pressione di un blocco navale internazionale che ha raggiunto i cento giorni consecutivi di applicazione. Lo United States Central Command ha osservato che le interdizioni marittime hanno bloccato con successo tutte le esportazioni commerciali e le importazioni non umanitarie verso i porti iraniani, impedendo al regime di esportare greggio per un valore stimato di 25 miliardi di dollari. Le immagini satellitari dell'isola di Kharg, storicamente responsabile della gestione della stragrande maggioranza dei carichi di petrolio iraniano, hanno confermato che gli ormeggi del terminal principale sono rimasti completamente privi di petroliere.
Proxy regionali: assalti degli Houthi alle infrastrutture civili saudite
Il principale proxy regionale di Teheran, il movimento Houthi nello Yemen, ha condotto un'offensiva coordinata contro infrastrutture civili ed energetiche in Arabia Saudita. Le forze Houthi hanno lanciato un attacco con droni e missili contro l'Aeroporto Internazionale King Fahd di Dammam, uccidendo due persone e ferendone altre otto. Gli attacchi Houthi hanno preso di mira anche l'Aeroporto Internazionale di Abha e strutture a Riad, mentre le batterie di difesa aerea saudite hanno intercettato quattro droni armati vicino a La Mecca e Medina.
Gli attacchi transfrontalieri hanno spinto il produttore statale di energia Saudi Aramco a emanare un ordine di evacuazione d'emergenza per la sua sede di Dhahran, indicando al personale di passare al lavoro da remoto a seguito di impatti nelle vicinanze. In risposta all'intensificarsi degli attacchi dei proxy, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha ordinato la partenza obbligatoria del personale diplomatico non di emergenza e dei relativi familiari dalle missioni in Arabia Saudita, sottolineando i gravi rischi per la sicurezza generati dalla rete di proxy del regime.
Tensioni economiche e propaganda interna
Sul fronte interno, l'impatto combinato del blocco navale e delle sanzioni economiche internazionali ha spinto il regime a inasprire i controlli sull'economia nazionale. Le autorità monetarie del regime hanno introdotto normative di emergenza sui cambi valutari, limitando gli acquisti individuali a un massimo di 1.000 dollari al giorno e a un tetto cumulativo di 10.000 dollari presso gli sportelli di cambio bancari ufficiali. La misura di razionamento evidenzia il grave drenaggio di riserve valutarie a cui è confrontato il sistema bancario.
Di fronte al persistente malcontento interno dopo le brutali repressioni della sicurezza contro le proteste interne, il regime ha impiegato risorse municipali per la propaganda antiamericana. In piazza Tajrish, nel nord di Teheran, l'Organizzazione per l'abbellimento della città ha allestito una performance di strada con un attore che impersonava Donald Trump danzando all'interno di una gabbia sotto grandi schermi digitali che mostravano danni di guerra. Lo spettacolo riflette i tentativi della teocrazia di manipolare il sentimento pubblico e reindirizzare la rabbia interna verso l'esterno, nel mezzo di crescenti fallimenti strutturali.