Atteggiamento del regime e minacce navali asimmetriche
Manovre diplomatiche e prese di posizione mirate all'escalation sono confluite il 28 ottobre, mentre Teheran si confrontava con i mediatori regionali e le potenze occidentali sulla traiettoria delle ostilità militari. I mediatori del Qatar hanno presentato un piano strutturato di de-escalation di sette giorni, volto ad avviare misure reciproche di rafforzamento della fiducia e a sospendere le operazioni di combattimento in tutta la regione. I funzionari che rappresentano il regime hanno prontamente respinto gli elementi chiave della proposta, definendoli inadeguati e inaccettabili, sebbene il ministro degli Esteri Abbas Araghchi abbia sostenuto pubblicamente che Teheran manterrà aperti i canali diplomatici, garantendo al contempo che le forze armate del regime restino in stato di massima allerta.
Al contempo, il regime ha intensificato le sue minacce asimmetriche contro le infrastrutture internazionali. I comandanti del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) hanno dichiarato l'intenzione di prendere di mira sette cavi dati e di comunicazione sottomarini vitali che attraversano il Golfo e lo Stretto di Hormuz nell'eventualità di nuovi attacchi occidentali o israeliani. Teheran ha inoltre intrapreso una guerra d'informazione, diffondendo notizie secondo cui imbarcazioni commerciali avrebbero urtato mine navali all'interno della rotta marittima. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha respinto con fermezza tali affermazioni, definendole deliberatamente inventate e confermando che le rotte marittime internazionali attraverso lo Stretto di Hormuz sono state bonificate e continuano a operare in sicurezza sotto il monitoraggio navale alleato.
Le tensioni sono ulteriormente aumentate in seguito alle indiscrezioni secondo cui Washington avrebbe allertato gli alleati arabi del Golfo affinché si preparino a una prospettica campagna militare breve e intensa contro il regime dopo le imminenti elezioni di metà mandato degli Stati Uniti. In mezzo all'acuirsi dello stallo, il vicepresidente JD Vance ha contattato direttamente il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale del regime, Mohsen Rezaei, esplorando percorsi per rilanciare negoziati complessivi, sebbene il presidente Donald Trump abbia chiarito che i colloqui iniziali hanno riguardato le forniture mediche e umanitarie, sottolineando al contempo che il regime affronterà attacchi militari punitivi se le aperture diplomatiche dovessero fallire.
Stallo sulle verifiche nucleari
Sul fronte nucleare, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha fornito valutazioni formali riguardo alle strutture in Iran precedentemente colpite durante le operazioni belliche. Il Direttore Generale Rafael Grossi ha confermato che gli ispettori internazionali non hanno riscontrato alcuna attività di ricostruzione o riparazione presso gli impianti sotterranei di arricchimento di Fordow, Natanz o Isfahan. Tuttavia, Grossi ha avvertito che la sorveglianza satellitare non può sostituire l'accesso sul campo, ribadendo che il regime continua a violare gli obblighi internazionali negando agli ispettori l'accesso ai complessi di arricchimento verificati e all'impianto ad acqua pesante di Khondab. I rappresentanti del regime hanno liquidato la verifica internazionale come illegale, sostenendo che i precedenti accordi multilaterali sono definitivamente scaduti.
Attacchi dei proxy sull'energia del Golfo e legami con la Russia
Le attività dei proxy regionali sostenuti dal regime hanno continuato a mettere a repentaglio il commercio marittimo e gli snodi energetici critici in tutta la Penisola Arabica. La milizia Houthi con base nello Yemen ha rivendicato la responsabilità di un attacco missilistico mirato contro il complesso di raffinazione petrolifera di Ras Tanura, in Arabia Saudita, spingendo i mercati energetici a un rialzo dei benchmark globali del greggio, con il Brent salito a 115,19 dollari al barile e il West Texas Intermediate oltre i 101 dollari. Rivelazioni di intelligence indipendenti hanno comprovato che la rete satellitare di Mosca ha sistematicamente fornito dati telemetrici orbitali di puntamento di precisione alle milizie sostenute dall'Iran, mostrando correlazioni dirette con numerosi attacchi sferrati contro installazioni civili e industriali del Golfo.
Stretta economica e deficit energetici interni
Dal punto di vista economico, il peso cumulativo del contenimento internazionale sta infliggendo costi gravosi alle capacità operative e alle riserve finanziarie del regime. Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha reso noto che le sanzioni finanziarie e le interdizioni navali hanno raggiunto un'efficacia senza precedenti, riuscendo a eliminare i carichi petroliferi illeciti del regime in mare e portando a una contrazione stimata fino al 25% dell'economia interna nel corso dell'ultimo ciclo annuale. Questo blocco finanziario ha gravemente limitato la capacità del regime di finanziare i terroristi proxy regionali, tra cui Hezbollah, Hamas e gli Houthi.
Sul piano interno, la distruzione materiale delle infrastrutture di lavorazione presso il giacimento di gas offshore di South Pars ha fatto precipitare l'Iran in un acuto deficit energetico invernale. Le autorità del regime hanno segnalato un disavanzo interno di circa 400 milioni di metri cubi di gas naturale al giorno. Il primo vicepresidente Mohammad Reza Aref e i leader parlamentari hanno ordinato ai dipendenti pubblici di passare al lavoro a distanza, sollecitato una riduzione obbligatoria del 10% del consumo di gas a livello nazionale e avvertito i cittadini circa l'applicazione di sovrapprezzi tariffari punitivi e imminenti interruzioni delle forniture in caso di mancato rispetto dei rigidi limiti di risparmio energetico.
Giro di vite giudiziario contro la società civile
All'interno, il regime continua a fare affidamento su una dura coercizione giudiziaria per reprimere il dissenso interno e l'indipendenza culturale. Un tribunale rivoluzionario di Teheran ha emesso una condanna in contumacia a cinque anni e un mese di reclusione contro il celebre regista Jafar Panahi, accompagnata dalla confisca totale dei suoi beni personali, dal divieto di espatrio per due anni e dal divieto di rilasciare comunicazioni pubbliche. Il duro decreto evidenzia la determinazione del regime nel mettere a tacere la società civile ed eliminare qualsiasi resistenza interna mentre si trova ad affrontare una crescente pressione esterna.