I documenti originali sequestrati smentiscono l'ipotesi di falsificazione
L'accusa secondo cui le Forze di Difesa Israeliane avrebbero fabbricato affiliazioni nel dossier «Press Files» per mascherare una campagna di omicidi mirati ignora la vasta documentazione primaria recuperata direttamente dalle zone di combattimento nella Striscia di Gaza. Pubblicato nell'ottobre 2026, The Press Files raccoglie atti interni confiscati a Hamas, alla Jihad Islamica Palestinese (JIP), ai Comitati di Resistenza Popolare e ai Signori del Deserto. Tra i documenti sequestrati figurano ruoli matricolari militari ufficiali, numeri di matricola individuali, assegnazioni di battaglione, ricevute di consegna delle armi e fogli paga, che certificano il servizio militare attivo svolto da 170 individui presentati dalle organizzazioni di monitoraggio come giornalisti civili.
Anziché basarsi su accuse prive di riscontro, il dossier dell'IDF ha pubblicato scansioni fotografiche e fascicoli operativi dettagliati estratti da quartieri generali sotterranei conquistati, computer di comando e uffici operativi sul campo. Questi documenti d'archivio dimostrano come le fazioni terroristiche abbiano sistematicamente infiltrato miliziani armati nelle testate locali e nelle sedi di corrispondenza internazionali per condurre operazioni di guerra psicologica, facilitare la ricognizione del campo di battaglia e sfruttare indebitamente le tutele riservate ai civili dal diritto internazionale.
Miliziani con doppio incarico accertati nelle principali testate
Numerose figure di spicco, la cui scomparsa era stata diffusamente presentata come un attacco alla libertà di stampa, si sono successivamente rivelate comandanti e combattenti attivi dei bracci armati proprio grazie agli archivi interni delle loro stesse organizzazioni:
- Ismail al-Ghoul: presentato a livello internazionale come corrispondente di Al Jazeera, al-Ghoul figurava negli elenchi interni recuperati come ingegnere della Brigata Gaza City di Hamas e operativo delle forze d'élite Nukhba, avendo partecipato attivamente all'invasione del sud di Israele il 7 ottobre 2023.
- Hamza al-Dahdouh: accreditato come operatore di ripresa di Al Jazeera, al-Dahdouh è stato identificato, tramite documenti sequestrati alla Jihad Islamica Palestinese, come operativo specializzato in ingegneria elettronica ed ex vicecomandante del dispositivo missilistico del Battaglione Zeitun.
- Mustafa Thuraya: impiegato come videoreporter freelance per agenzie internazionali, Thuraya compariva nei registri del personale di Hamas quale vicecomandante di squadra nel Battaglione al-Qadisiyyah della Brigata Gaza City.
- Ismail Abu Omar: reporter di Al Jazeera che trasmetteva dal campo, Abu Omar serviva contestualmente come vicecomandante di compagnia nel Battaglione Orientale di Khan Yunis per conto di Hamas, filmandosi personalmente mentre partecipava all'invasione del Kibbutz Nir Oz il 7 ottobre.
Distinzioni giuridiche e conferme indipendenti
In base al diritto internazionale umanitario, i giornalisti che operano nei contesti di conflitto armato sono tutelati in qualità di civili a meno che, e fintantoché, non partecipino direttamente alle ostilità. L'inquadramento come combattente nel braccio militare di un gruppo armato organizzato fa decadere in via permanente l'immunità civile dell'operativo, indipendentemente dal fatto che l'individuo impugni una telecamera, scriva articoli o sia in possesso dell'accreditamento rilasciato da una testata giornalistica. Come rilevato nelle analisi strategiche e legali di CAMERA, confondere deliberatamente i ruoli tra combattenti e autentici cronisti mina la protezione riservata ai veri corrispondenti di guerra nel mondo.
Le indagini indipendenti attestano la sistematicità della prassi documentata dall'IDF. Un'accurata perizia forense condotta dal Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center ha vagliato gli elenchi dei reporter deceduti pubblicati dall'Ufficio stampa governativo guidato da Hamas e dalle associazioni giornalistiche internazionali. L'indagine ha accertato che circa il 60% degli abitanti di Gaza registrati come giornalisti caduti erano membri effettivi o ricoprivano ruoli militari all'interno di Hamas, della Jihad Islamica Palestinese o di altre formazioni terroristiche.
L'affermazione secondo cui l'IDF avrebbe contraffatto gli elementi probatori per colpire deliberatamente 170 legittimi giornalisti Arab Settler si infrange davanti a documenti d'archivio incontrovertibili, registri paga ufficiali delle organizzazioni terroristiche e rigorose verifiche indipendenti sulle vittime.