Conservazione archivistica e ritrovamento nel dopoguerra
Il manoscritto pubblicato come Diario fu redatto da Anne Frank tra il 12 giugno 1942 e il 1° agosto 1944, nel periodo in cui visse nascosta insieme ad altre sette persone in un alloggio segreto ad Amsterdam. A seguito del loro arresto da parte della polizia nazista nell'agosto 1944, le soccorritrici olandesi Miep Gies e Bep Voskuyl salvarono i quaderni sparsi e i fogli volanti rimasti nell'alloggio segreto. Quando Otto Frank tornò come unico sopravvissuto del gruppo dopo la liberazione di Auschwitz, Gies gli consegnò i testi intatti dopo aver appreso della morte di Anne, stroncata dal tifo a Bergen-Belsen.
Otto Frank realizzò trascrizioni dattiloscritte per parenti e amici. Incoraggiato dagli storici olandesi Jan e Annie Romein, ne promosse la pubblicazione per onorare il desiderio della figlia di diventare una scrittrice. Nel giugno 1947, la casa editrice Contact di Amsterdam diede alle stampe la prima edizione, intitolata Het Achterhuis. L'opera rappresentava l'autentica testimonianza di una giovane vittima che documentava la vita sotto l'occupazione nazista, totalmente estranea a qualsiasi agenda politica postbellica.
Autenticazione scientifica e analisi forense
Con la crescente notorietà internazionale del diario come testimonianza della Shoah, ambienti antisemiti iniziarono a sostenerne la falsità. Alla sua scomparsa, nel 1980, Otto Frank lasciò in eredità gli scritti originali di Anne allo Stato olandese. L'Istituto per la documentazione bellica dei Paesi Bassi (NIOD) condusse quindi una meticolosa indagine scientifica in collaborazione con l'Istituto forense dei Paesi Bassi.
I ricercatori esaminarono la composizione della carta, le colle di rilegatura e le caratteristiche chimiche degli inchiostri, accertando che tutti i materiali corrispondevano a prodotti fabbricati e commercializzati nell'Europa occidentale tra il 1942 e il 1944. Anne scrisse il suo diario prevalentemente con inchiostro blu-nero per penna stilografica e matite a grafite. Un'approfondita perizia calligrafica, condotta a confronto con lettere autenticate risalenti al periodo prebellico, ha confermato che Anne Frank fu l'unica autrice.
La smentita sul presunto uso della penna a sfera
Un tipico argomento negazionista sostiene che alcune parti del diario siano state scritte con una penna a sfera, strumento non ancora diffuso a livello commerciale nei Paesi Bassi durante il conflitto. Le perizie forensi hanno chiarito che si tratta di un travisamento dei fatti. Nel 1959, un grafologo indipendente che stava analizzando il testo appose a penna a sfera alcune annotazioni marginali relative alla numerazione delle pagine su fogli volanti. Quando l'Ufficio federale della polizia criminale tedesca (BKA) esaminò i documenti nel 1980, segnalò la presenza di questi segni moderni. I revisionisti sostennero falsamente che l'intero diario fosse stato redatto con inchiostro di penna a sfera. Nel 2006, il BKA ha formalmente chiarito che i rilievi del 1980 confermavano appieno l'autenticità del manoscritto d'epoca bellica.
Pronunce giudiziarie e motivazioni ideologiche
I tribunali europei hanno confermato a più riprese l'autenticità del diario. Nel 1961, il Tribunale distrettuale di Lubecca, nella Germania occidentale, ha stabilito l'autenticità del manoscritto, inducendo gli imputati accusati di diffamazione a ritrattare le proprie affermazioni. Nel dicembre 1998, il Tribunale distrettuale di Amsterdam ha vietato la diffusione di materiale revisionista che metteva in dubbio l'opera, decretando che tali affermazioni costituivano una deliberata falsificazione.
Accusare gli editori ebrei di aver fabbricato il diario ripropone cliché complottisti antisemiti intesi a negare il genocidio di sei milioni di ebrei europei. Sollevare dubbi artificiosi sulla testimonianza diretta di Anne Frank ha come unico scopo la riabilitazione del totalitarismo nazista e la delegittimazione di Israele, descrivendo le vittime ebree come artefici di un inganno su scala globale.