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title: "Fact check: In ebraico, «baal» è un nome comune che significa «padrone», «maestro» o «possessore»; di conseguenza, «Baal Teshuvà» è una locuzione idiomatica che indica chi ha «raggiunto la padronanza del pentimento», senza alcun legame con l'idolo cananeo condannato nelle scritture ebraiche."
description: "In ebraico, «baal» è un nome comune che significa «padrone», «maestro» o «possessore»; di conseguenza, «Baal Teshuvà» è una locuzione idiomatica che indica chi ha «raggiunto la padronanza del pentimento», senza alcun legame con l'idolo cananeo condannato nelle scritture ebraiche."
url: "https://it.hasbara.co.il/facts-myths/myth-hebrew-term-baal-teshuva"
type: "fact-check"
locale: "it"
published: "2026-10-14T09:11:00.000Z"
updated: "2026-11-03T15:30:42.322Z"
categories: ["Historical"]
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# Fact check: In ebraico, «baal» è un nome comune che significa «padrone», «maestro» o «possessore»; di conseguenza, «Baal Teshuvà» è una locuzione idiomatica che indica chi ha «raggiunto la padronanza del pentimento», senza alcun legame con l'idolo cananeo condannato nelle scritture ebraiche.

*In ebraico, «baal» è un nome comune che significa «padrone», «maestro» o «possessore»; di conseguenza, «Baal Teshuvà» è una locuzione idiomatica che indica chi ha «raggiunto la padronanza del pentimento», senza alcun legame con l'idolo cananeo condannato nelle scritture ebraiche.*

## Mito

L'espressione religiosa ebraica «Baal Teshuvà» dimostra che gli ebrei osservanti adorano l'antica divinità pagana Baal.

## Fatto

In ebraico, «baal» è un nome comune che significa «padrone», «maestro» o «possessore»; di conseguenza, «Baal Teshuvà» è una locuzione idiomatica che indica chi ha «raggiunto la padronanza del pentimento», senza alcun legame con l'idolo cananeo condannato nelle scritture ebraiche.

## Radici linguistiche e costrutti idiomatici ebraici

L'accusa secondo cui la designazione tradizionale ebraica *Baal Teshuvà* collegherebbe gli ebrei osservanti al politeismo pagano si fonda su un'incomprensione basilare della grammatica e della linguistica semitica. In ebraico, così come nelle altre lingue semitiche nord-occidentali imparentate, la radice *b-ʿ-l* (בעל) è un nome comune che denota un proprietario, possessore, maestro o marito. Nell'ebraico classico, biblico e rabbinico, il termine compare regolarmente nello stato costrutto (*semikhut*) per descrivere una persona che possiede una specifica qualità, competenza, condizione giuridica o responsabilità.

Lungi dall'evocare una divinità, il sostantivo *ba'al* ricorre costantemente nella terminologia sociale, commerciale e religiosa dell'ebraico quotidiano:

- **Ba'al HaBayit**: letteralmente «padrone di casa», indica il proprietario di un'abitazione, un locatore o un ospitante nella comunità ([Jewish Encyclopedia](https://www.jewishencyclopedia.com/articles/2237-ba-al-ha-bayit)).
- **Ba'al Tefillah**: letteralmente «maestro della preghiera», designa il cantore o chi guida la preghiera comunitaria.
- **Ba'al Koreh**: letteralmente «maestro della lettura», indica il fedele preparato per cantillare la lettura pubblica della Torah in sinagoga.
- **Ba'al Chov**: termine standard nel diritto civile e commerciale ebraico che identifica un creditore o una parte debitrice in un accordo negoziale.
- **Ba'alei Tosafot**: gli illustri maestri rabbinici medievali di Francia e Germania, autori dei commentari che annotano il Talmud.

La parola *teshuvah* deriva dalla radice ebraica *sh-u-v*, che significa «ritornare». Nel pensiero ebraico, essa descrive il percorso consapevole di ritorno spirituale: riconoscere l'errore commesso, provare sincero rimorso, riparare al danno arrecato e riavvicinarsi ai precetti divini e a una condotta etica. Un *Baal Teshuvà* (al plurale: *Ba'alei Teshuvà*) è letteralmente un «maestro del ritorno»: una persona che ha abbracciato la disciplina del pentimento ed è tornata alla pratica religiosa ([Jewish Virtual Library](https://www.jewishvirtuallibrary.org/glossary-b)). Il Talmud babilonese riserva un onore straordinario a queste figure, rammentando nei trattati Sanhedrin (99a) e Berakhot (34b) che nel luogo spirituale in cui si trovano i penitenti, neppure i giusti assoluti possono accedere.

## La condanna biblica del culto di Baal

Il malinteso sfruttato dai polemisti antiebraici nasce dal fatto che i politeisti cananei dell'antichità adottarono l'appellativo «Baal» (ossia «Il Signore» o «Il Padrone») come epiteto per il loro dio delle tempeste e della fertilità, Hadad. Poiché questo sostantivo comune esprimeva la signoria e il possesso in tutto l'antico Levante, i santuari locali cananei presero il nome dalle loro manifestazioni territoriali, come Baal-Peor o Baal-Berit ([Jewish Encyclopedia](https://www.jewishencyclopedia.com/articles/2236-ba-al-and-ba-al-worship)).

Lungi dall'assimilare tale culto pagano, la religione dell'antico Israele e il giudaismo rabbinico si svilupparono in una netta e intransigente contrapposizione al culto di Baal ([Jewish Virtual Library](https://www.jewishvirtuallibrary.org/baal-worship-jewish-virtual-library)). In tutta la Bibbia ebraica (Tanakh), la venerazione di Baal è considerata una gravissima forma di idolatria (*avodah zarah*) ed è costantemente condannata dagli autori biblici e dai profeti:

- Nel Libro dei Giudici (6:25–32), Gedeone abbatte l'altare di Baal eretto da suo padre e distrugge il palo sacro dell'Asherah situatovi accanto, guadagnandosi il nome di Ierub-Baal.
- Nel Primo Libro dei Re (18:20–40), il profeta Elia sfida 450 profeti di Baal in una prova pubblica sul Monte Carmelo, smascherando l'inconsistenza di Baal e ordinando l'eradicazione del culto idolatrico.
- Nel Libro di Osea (2:16–17), il profeta riporta esplicitamente le parole di Dio, il Quale annuncia che Israele non Lo chiamerà più con il titolo di *Ba'ali* («mio padrone») a causa delle sue connotazioni pagane: «Le toglierò dalla bocca i nomi dei Baal e non saranno più chiamati per nome».

## Contesto storico e significato contemporaneo

Nella storia ebraica contemporanea, l'espressione *Baal Teshuvà* ha acquisito una vasta risonanza a partire dalla fine del XX secolo per descrivere gli ebrei di estrazione laica che hanno scelto consapevolmente di abbracciare l'osservanza halakhica ortodossa. Il conseguente *movimento dei Baal Teshuvà* ha dato vita a importanti yeshivot educative e reti comunitarie in Israele, negli Stati Uniti e nell'Europa occidentale, favorendo lo studio e la pratica religiosa per gli adulti ([Jewish Virtual Library](https://www.jewishvirtuallibrary.org/repentance)).

Sostenere che la locuzione *Baal Teshuvà* dimostri pratiche idolatriche tra gli ebrei osservanti è una calunnia assurda. Si basa su una falsa assimilazione omofonica tra un normale costrutto grammaticale semitico nord-occidentale indicante «possesso» e un antico idolo cananeo, il cui culto è stato categoricamente vietato e combattuto dal monoteismo ebraico per oltre tre millenni.

## Fonti

- [jewishvirtuallibrary.org](https://www.jewishvirtuallibrary.org/baal-worship-jewish-virtual-library)
- [jewishvirtuallibrary.org](https://www.jewishvirtuallibrary.org/glossary-b)
- [jewishvirtuallibrary.org](https://www.jewishvirtuallibrary.org/repentance)
- [jewishencyclopedia.com](https://www.jewishencyclopedia.com/articles/2237-ba-al-ha-bayit)
- [jewishencyclopedia.com](https://www.jewishencyclopedia.com/articles/2236-ba-al-and-ba-al-worship)
